Allora non me ne frega, se posso, insomma, sembrare quella che si lamenta sempre, che non sta mai al suo posto, che cerca in tutti i modi di attirare l’attenzione.
Ma mi manca profondamente giocare, giocare a pallavolo. Per il solo gusto del divertimento. Per l’adrenalina, per quella tensione emotiva che saliva sempre di più e che la maggior parte delle volte sfociava in un titanismo fuori dal limite. Ero una piena di merda, diciamocelo. Una di quelle persone convinte della propria assoluta bravura. E vaffanculo, ero brava sul serio. Mi manca lo spirito con cui mi buttavo su ogni palla, mi mancano le mie alzate, le penetrazioni, le corse per salvare il pallone, le avversarie, la dieta che seguivo, gli schemi, i motti che si facevano dietro la schiena, sentirmi dire ‘dietro!’ e op, la palla era dietro, sentirmi dire ‘vai vale, abbiamo fatto loro il culo’, sentirsi importanti per qualcuno, sentire di valere in mezzo ad una squadra che senza di te ti faceva capire che non era nulla, perché ognuno era importante. Ogni fottutissimo minuto di partita, ogni palestra, ogni goccia di sudore spesa in campi che mi hanno bruciato la pelle, che mi hanno logorato la schiena, palestre piccole, enormi, troppo grandi, troppo minuscole, disorientanti, palestre che non erano tue, e a cui ti dovevi solamente abituare. Mi manca credo la mia presunzione. La presunzione e la convinzione di essere al centro di tutto, cazzo, alzatrice. Mi mancano le tre partite che giocavo a settimana, mi mancano gli allenamenti con la serie D, mi manca il mio cazzo di numero stampato sulla schiena, mi manca il sabato mattina in cui fremevo, mi manca la colazione che mi toccava fare la domenica mattina, mi mancano i pantaloncini corti, e i reggiseni sportivi, mi mancano i miei muscoli, mi mancano le mie fasciature, quelle che mi avvolgevano quasi completamente fino alle ginocchia, mi manca il mio mal di schiena, IL MAL DI SCHIENA che mi ha portato a giocare nonostante tutto, mi mancano i 5 kg di palla medica, gli elastici, il sangue che dà alla testa, i giramenti di testa, le partite giocate con la febbre a 39, sempre in campo, mi mancano pure le rare sostituzioni.
Mi manca il mio sudore speso in talmente tante partite che solo dio sa.
Secondo me non mi sono ancora resa conto di essere malata, davvero.